Ultima lezione di Barbara Lanati

Ho chiesto la tesi, l’ho chiesta in un ambito che mi è sempre interessato, l’americanistica. Parlerò di cose che mi interessano e mi divertono, cosa che non pensavo di poter fare, quanto meno non in una tesi. Scegliere l’argomento della tesi, della tua ultima tesi, non è mica semplice. Ci devi lavorare parecchio e devi avere materiale a portata di mano, altrimenti ci metti tre anni invece che sei mesi o un anno.

E io avevo questa idea in testa, dopo aver letto Poe, che mi frullava nel cervello e chi mi dava l’opportunità di parlare di Sherlock Holmes e alcune delle mie serie preferite. Secondo me non era nemmeno troppo originale e sicuramente c’erano migliaia di tesi simili. Faccio il mio progettino e lo porto a questa professoressa di Lingua e Letteratura Anglo-Americana, uno degli ultimi corsi che ho seguito, e mi dice che sì, si può sicuramente fare, che può essere interessante.

E voi direte ‘Chissene frega?’ e ‘Cosa c’entra col titolo?’. Con calma neh, che ci arrivo.

Parto dall’inizio, dalla prima lezione del primo modulo di quest’anno. La prima volta che ho visto la Lanati, a parte una vaga idea sul programma, non sapevo che cosa aspettarmi. Sicuramente non mi sarei aspettata una professoressa che ti dice che noi eravamo lì per imparare ma anche lei era lì per imparare da noi. Questo da una che insegna da quarant’anni (sul curriculum che trovate qui c’è scritto che è diventata professore incaricato nel 1973). Ci ha detto tante altre cose interessanti, ma questa mi ha colpito particolarmente.

L’ultima lezione si è svolta mercoledì. Ci siamo trovati in Sala Lauree di Giurisprudenza invece che nella nostra solita auletta 11 per un intervento del professor Gianluca Cuozzo (che ha parlato di Sherlock Holmes. Lollonih. Sono perseguitata). Alle 15 la professoressa doveva scappare e invece sono entrati uno stormo dei ex-studenti di generazioni diverse, che hanno voluto festeggiare la sua ultima lezione in maniera degna.

La prima persona che ha preso la parola (mi spiace di non aver colto il cognome. Il nome era Valeria) si è rivolta direttamente a noi novelline nonché ultime studentesse della professoressa. ‘Voi forse non lo sapete ma avete studiato con una delle più grandi intellettuali degli ultimi trentanni’.

Ma quello che è uscito dopo dalla bocca, dai ricordi, degli ex-studenti raccontava molto di più. Era gusto della scoperta, capacità di trasmettere passione, di raccontar storie che è un po’ il motivo per cui mi sono iscritta all’università. Scoprire cose nuove, leggere libri di autori che mai più avrei pensato esistessero. Con mia grande delusione non è stato così, ma questo ultimo corso mi ha dato una spinta verso l’ultimo traguardo non indifferente.

Mi sono commossa molto quando la professoressa si è scusata con noi perché negli ultimi mesi non era stata al meglio della sua concentrazione. Irrequieta, dorme poco, dice. La tormenta l’idea di non tornare più a insegnare, aggiunge. Le mancheranno gli studenti, chiude. E io mi angoscio un po’ con lei perché benché onorata di esserci in un momento così importante non potrò più dire a nessuno ‘Segui il corso della Lanati. Io sono rimasta folgorata’.

Ecco cosa avrei voluto dirle a quel microfono mercoledì. Ma mi è mancata la voce, e non per l’influenza.

E spero di fare una buona tesi, sì.

P.S. Ho pure scattato qualche foto col cellulare scrauso. Perché non ho la macchina fotografica quando serve?

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Regali che arrivano all’improvviso

Oggi sono quattro anni e mezzo precisi precisi che io e Andrea stiamo insieme. E uno, dopo quattro anni e passa, non dovrebbe sorprendersi più di nulla, già solo per il fatto che si ha un tale intesa che basta un’occhiata, un gesto, una parola per capire cos’ha in testa l’altro. A volta funziona anche a distanza, sai perfettamente che quella persona in una determinata situazione avrebbe agito così o avrebbe detto quella cosa. Noioso? Può darsi. Però poi capita che durante una trasmissione radiofonica in cui si parla di tutt’altro e in cui te ne sei stata zitta perché non sei tu ad essere stata chiamata, questa persona ti dedichi una canzone, che è la vostra canzone. A momenti quando ti chiedono di dirne il titolo non riesci neanche a slegare la lingua.

E allora capisci che ci sarà sempre qualcosa in grado di stupirti, di farti sentire speciale. E lui sa esattamente come fare anche quando non lo sai tu.

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Manuale tecnico per scrittori – Come cambiare pagina (senza a capo ripetuti)

Parliamo dell’ a capo ad minchiam. La capo ad minchiam è quando mentre scrivete schiacciate il tasto invio più e più volte ad esempio quando siete arrivati a fine capitolo e volete cambiare pagina per cominciarne un altro. Sì, lo fate, vi ho visto. Vergogna su di voi e sulla vostra mucca.

Ora leggete bene queste regola e tatuatevela a fuoco su un braccio. [L'altro braccio vi servirà per l'utilizzo della sostituzione automatica, quindi lasciatelo intonso, grazie.]

NON si cambia pagina infilando un ‘a capo’ dietro l’altro. Bisogna creare un’ interruzione di pagina.

E come si fa?

Cliccate col puntatore a fine testo, proprio dove volete cambiare pagina. Poi premete ctrl e invio contemporaneamente.

Giuro, tutto qui, niente di più.

Avete provato? Non vi sentite infinitamente potenti?

Se mettete le spaziature per cambiare pagina tutte le volte che inserite testo, cambiate carattere, interlinea, programma vi trovate enormi buchi bianchi in mezzo alle pagine senza motivo. Ecco quelli sono i buchi creati dall’a capo ad minchiam. L’interruzione di pagina verrà sempre rispettata, cascasse il governo. [Aehm]

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Ora tocca a noi aiutarvi

Ieri sono andata a parlare con una professoressa del cui corso mi sono innamorata per due progetti. Una era la tesi (Raga, habemus tesi).

L’altro riguardava l’idea di recuperare traduzioni di libri andate fuori diritti. Ne abbiamo parlato e la professoressa in questione si è mostrata felice di aiutarci.

La cosa che però mi è colpito sono state le sue parole.

“Io sono stata aiutata da giovane. Ora tocca a noi aiutarvi.”

Io mi chiedo perché una cosa del genere mi abbia tanto stupito. Forse perché l’atteggiamento di quella generazione è sempre stato del tipo ‘mi-sono-fatto-da-me’ dimenticandosi convenientemente che se hanno potuto fare determinate cose è anche grazie a chi gli ha dato una possibilità.

Ecco, questa ci manca, gente che riconosca di essere aiutata che abbia voglia di fare le stessa cosa con qualcun altro. E smetterla di pensare che ci si è fatti da sé.

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Manuale tecnico per scrittori – Come imposto la pagina

Ecco la prima puntata di questa rubrica ch,e lo so, vi sarà utilissima. [Ridete meno che se trovo un'altra volta tra le parole di ricerca 'margini pagina' vi aspetto sotto casa col bazooka].

Do per scontato che abbiate letto il primo post e abbiate scaricato e installato LibreOffice, quindi possiamo procedere.

Create il vostro documento di LibreOffice Writer, apritelo e vedrete che davanti a voi c’è un bella pagina bianca. Stop, basta, fatto. Fine prima lezione.

O magari no. Vediamo quali sono le impostazioni che potrebbe servirvi conoscere per impaginare il manoscritto come vorreste voi.

Dicevamo che avete davanti a voi la prima pagina, intonsa, col cursore che lampeggia. Ottimo. Il primo consiglio che vi do è di inserire del testo casuale nella pagina in modo da riempirla completamente. Non importa che testo, potete anche copiare questo post. Questa operazione vi serve per ‘vedere l’effetto che fa‘ nel cambiare le varie opzioni.

Quando avete copiato il vostro testo farlocco, guardate in alto, nella barra degli strumenti (cioè quella dove c’è scritto File, Modifica, Visualizza, ecc). Cliccate Formato, poi Pagina. Vi compare una finestra con un serie di tab (sono le linguette che trovate in alto). Cominciate a cliccare sul tab Pagina.

Alla voce orientamento potete scegliere se posizionarlo in verticale o orizzontale. Ma visto che se state leggendo questo post significa che siete dei niubbi, teniamo in considerazione solo quello verticale. Per lo stesso motivo lascerei il formato della pagina in A4.

La seconda cosa da decidere sono i margini. Ecco, vi prego, non mettete i margini di mezzo centimetro per risparmiare carta. Per risparmiare carta si stampa meno e si scelgono meglio le case editrici a cui mandarlo. Lasciate un minimo di spazio a chi legge per prendersi due appunti.

2 centimetri a destra e sinistra vanno bene. Per il margine superiore un po’ di più soprattutto se dopo volete inserire l’intestazione (c’è chi inserisce il titolo del libro e l’autore in ogni pagina per capirci): facciamo 2,5 centimetri. Sotto almeno 3 centimetri perché poi andremo a inserire il numero di pagina.

Come si fa ve lo spiego poi.

Tutto chiaro? Domande?

P.S. Il mio consiglio è di provare a giocare un po’ con le impostazioni. Io vi ho spiegato le più comuni ma voi siete liberi di sperimentare come volete.

 

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