Archivio mensile:ottobre 2011

Sconti veri e presunti

Michela Murgia risponde ad un commento di un utente su FB riguardo a ciò che stanno facendo i librai sardi.

Quello che stanno facendo i librai sardi è un’azione civile di resistenza contro il lievitare esponenziale dei prezzi dei libri, che è una conseguenza diretta della politica degli sconti selvaggi.
Mi pare che ti sfugga che il libro non viene scontato perché costa tanto, ma esattamente l’inverso: costa tanto perché deve essere venduto scontato.
Chi assume lo sconto come un vantaggio conferma alle case editrici che hanno tutto da guadagnare a cercare di far pagare il prezzo del giochetto di prestigio ai piccoli librai, tanto il lettore non capisce la differenza tra uno sconto vero e un trucco pubblicitario su un prezzo dopato.

L’utente risponde che non capisce la differenza tra uno sconto vero e un trucco pubblicitario su un prezzo dopato. Penso che sia una delle robe più tristi e sconfortanti che abbia letto ultimamente. Lo sconto vero deve essere un opportunità per il lettore come per il libraio. Lo sconto dopato no. Con lo sconto dopato compri lo sconto, paghi il marketing e ottieni un libro che vale la metà di quello che l’hai pagato.

Poi, se a voi piace essere presi in giro…

NY e ritorno

Siamo stati a NY meno di una settimana, eppure al ritorno, quando siamo scesi dall’aereo ci siamo detti che sembravano passati tre mesi. Ma come diceva qualcuno il tempo non scorre sempre alla stessa velocità, soprattutto in amore. E questo un po’ lo è stato. New York è una città folgorante.

Questo viaggio è stato reso possibile da un progetto della Regione Piemonte. Lo scopo era portare un gruppo di aziende in America per farsi conoscere e conoscere gente che lavora nello stesso campo.

Dopo undici ore di volo (Torino-Francoforte, Francoforte-New York) siamo arrivati all’hotel, il Central Park (stupendo) nel cuore di Manhattan, vicino all’omonimo parco e a Broadway. Stanchissimi ma carichi di adrenalina sbattiamo i bagagli in albergo e scendiamo. Andiamo a Times Square che è vicinissima. La prima cosa che si fa a Manhattan è guardare in alto più che si può perché New York è una città che si sviluppa per lungo e per noi che siamo abituati a edifici relativamente bassi è una sensazione soffocante ed esaltante. Quei grattacieli che fanno a gara tra loro sembrano voler dirti ‘Puoi arrivare ovunque e puoi fare qualsiasi cosa’.
Le luci, i cartelloni, la gente, la grande scalinata rossa, tutto sembra lì apposta a chiamare una fotografia. Andrea preso da un’insana mania scatticida immortala esseri viventi e non, poco importa che venga sfuocate. L’importante e riempirsi gli occhi e fermare le immagini da qualche parte.

Dopo un po’ scappiamo verso l’albergo: quindici ore senza dormire e Times Square rischiano di ucciderci prima di poter fare altro. E sarebbe un peccato.