Archivio mensile:marzo 2012

Essere troppo buoni o troppo cortesi – Manoscritti e dintorni

Nell’ultimo mese mi sono impegnata a smaltire un po’ di manoscritti. In genere leggo, prendo appunti, lascio sedimentare un po’ in modo da vedere cosa mi rimane di quello che ho letto. Poi contatto l’autore.

Se pensate che leggere un manoscritto per la prima volta sia poi tanto diverso che comprare un libro in libreria vi sbagliate: mentre leggo ragiono chiedendomi ‘ma se lo trovassi in libreria lo comprerei?’ Ovviamente la domanda deve, a differenza di quando scegli senza vincoli, trascendere un po’ dai gusti personali (non mi piace il rosa, mi piace il fantasy, ecc.)

Ora capita ogni tanto che conosca l’autore anche personalmente e non so per quale funesto motivo la gente è convinta che questa cosa mi spinga a essere più gentile, più politically correct per non rovinare rapporti preesistenti. [Sarà che sono troppo bionda, troppo donna, troppo miope, troppo giovane, che normalmente non sfanculo ma nessuno. Nel caso, comincerò.]

Vorrei quindi chiarire alcuni punti.

  1. Nel momento in cui mi arriva un manoscritto, dell’autore mi frega poco e niente. Ci sono io, lettrice, e lui, il manoscritto.
  2. Se spendo del tempo a leggere e a scrivere un giudizio, cosa vi fa pensare che abbia qualche interesse a indorarvi la pillola? Ho interesse che al lettore arrivi un romanzo/racconto interessante. Non che voi vi sentiate coccolati: per quello c’è la mamma.
  3. Io tendo sempre a vedere sia gli aspetti negativi che quelli positivi. Questo è, secondo me, il lavoro di un lettore in una casa editrice. Se devo dirvi che il libro non ha punti di forza evito di scrivervi, anche perché cosa dovrei dirvi? ‘Il tuo libro fa schifo da ogni punto di vista?’ Ha un qualche senso?
  4. Il giudizio è sul manoscritto, non sulla persona. Se qualcuno vi dice che la vostra scaloppina al limone non è venuta bene, non vi sta dicendo che avete un carattere di merda, ma che avete cotto troppo/troppo poco la scaloppina, che c’è troppo limone o poco sale. Do per scontato che abbiate ben presente la differenza, quando vi scrivo.
  5. Non pensavo ci fosse bisogno di specificare ma i giudizi sono sempre personali e mai totalmente obbiettivi. Io dico quello che penso secondo la mia esperienza e il mio gusto. Il giudizio l’avete chiesto voi a me quindi o vi fidate oppure chiedete a qualcun altro più competente.
Io una cosa però vorrei dirvela: non manderei mai un’amica a un appuntamento vestita come un sacco di patate. E non manderei mai uno scrittore in pasto a lettori/editori con un testo che secondo me non va bene.
Questo sarebbe peggio di qualsiasi giudizio negativo.

P.S. Il maestro di aikido ieri ha commentato “Carlotta sta tirando fuori una tendenza criminale”, non obbligatemi a tirarla fuori con voi per dimostrarvi che no, non sono pucciosa e tenera.

I lettori non vi leggono nel cervello – GVPS

Quando scrivete non date per scontato che i lettori vi leggano anche nel cervello.

Ci sono cose che non hanno bisogno di essere spiegate perché o sono chiare senza bisogno di mappe concettuali o non gliene frega una mazza a nessuno.

Ma ci sono anche cose che voi avete chiare in mente (la storia è la vostra d’altronde) ma il lettore no. Quindi, tipo, raccontategliela, e non date per scontato che segua a prescindere la fantastiche evoluzioni del vostro cervellino perché, no, non lo farà. E no, non è colpa sua (di solito).

P.S. questa è Grandi Verità per scrittori: una rubrica dedicata a chi scrive da parte di una che legge tanto, forse anche troppo.