Archivio mensile:maggio 2013

Ultima lezione di Barbara Lanati

Ho chiesto la tesi, l’ho chiesta in un ambito che mi è sempre interessato, l’americanistica. Parlerò di cose che mi interessano e mi divertono, cose che non pensavo di poter fare, quanto meno non in una tesi. Scegliere l’argomento della tesi, della tua ultima tesi, non è mica semplice. Ci devi lavorare parecchio e devi avere materiale a portata di mano, altrimenti ci metti tre anni invece che sei mesi o un anno.

E io avevo questa idea in testa, dopo aver letto Poe, che mi frullava nel cervello e chi mi dava l’opportunità di parlare di Sherlock Holmes e alcune delle mie serie preferite. Secondo me non era nemmeno troppo originale e sicuramente c’erano migliaia di tesi simili. Faccio il mio progettino e lo porto a questa professoressa di Lingua e Letteratura Anglo-Americana, uno degli ultimi corsi che ho seguito, e mi dice che sì, si può sicuramente fare, che può essere interessante.

E voi direte ‘Chissene frega?’ e ‘Cosa c’entra col titolo?’. Con calma neh, che ci arrivo.

Parto dall’inizio, dalla prima lezione del primo modulo di quest’anno. La prima volta che ho visto la Lanati, a parte una vaga idea sul programma, non sapevo che cosa aspettarmi. Sicuramente non mi sarei aspettata una professoressa che ti dice che noi eravamo lì per imparare ma anche lei era lì per imparare da noi. Questo da una che insegna da quarant’anni (sul curriculum che trovate qui c’è scritto che è diventata professore incaricato nel 1973). Ci ha detto tante altre cose interessanti, ma questa mi ha colpito particolarmente.

L’ultima lezione si è svolta mercoledì. Ci siamo trovati in Sala Lauree di Giurisprudenza invece che nella nostra solita auletta 11 per un intervento del professor Gianluca Cuozzo (che ha parlato di Sherlock Holmes. Lollonih. Sono perseguitata). Alle 15 la professoressa doveva scappare e invece sono entrati uno stormo dei ex-studenti di generazioni diverse, che hanno voluto festeggiare la sua ultima lezione in maniera degna.

La prima persona che ha preso la parola (mi spiace di non aver colto il cognome. Il nome era Valeria) si è rivolta direttamente a noi novelline nonché ultime studentesse della professoressa. ‘Voi forse non lo sapete ma avete studiato con una delle più grandi intellettuali degli ultimi trentanni’.

Ma quello che è uscito dopo dalla bocca, dai ricordi, degli ex-studenti raccontava molto di più. Era gusto della scoperta, capacità di trasmettere passione, di raccontar storie che è un po’ il motivo per cui mi sono iscritta all’università. Scoprire cose nuove, leggere libri di autori che mai più avrei pensato esistessero. Con mia grande delusione non è stato così, ma questo ultimo corso mi ha dato una spinta non indifferente verso l’ultimo traguardo .

Mi sono commossa molto quando la professoressa si è scusata con noi perché negli ultimi mesi non era stata al meglio della sua concentrazione. Irrequieta, dorme poco, dice. La tormenta l’idea di non tornare più a insegnare, aggiunge. Le mancheranno gli studenti, chiude. E io mi angoscio un po’ con lei perché benché onorata di esserci in un momento così importante non potrò più dire a nessuno ‘Segui il corso della Lanati. Io sono rimasta folgorata’.

Ecco cosa avrei voluto dirle a quel microfono mercoledì. Ma mi è mancata la voce, e non per l’influenza.

E spero di fare una buona tesi, sì.

P.S. Ho pure scattato qualche foto col cellulare scrauso. Perché non ho la macchina fotografica quando serve?