Archivio mensile:luglio 2013

“Mamma, torna a casa” Tanta malinconia prima di andare al mare

Due giorni fa ho dato l’ultimo esame prima delle vacanze. Durante il tragitto in tram mi sono letta una graphic novel che aspettava nella mia pila di libri da troppo troppissimo tempo. E niente mi stavo per mettere a piangere come una scema. Se qualcuno mi avesse chiesto avrei mentito usando la scusa dell’allergia. Sarà che a me le storie di famiglia colpiscono sempre un sacco. Mi sciolgo in lacrime per madri che abbracciano i figlioletti, alle riunioni di Carramba che sorpresa, a coppie scoppiate e riaccoppiate.

Mamma torna a casaMamma torna a casa by Paul Hornschemeier

My rating: 4 of 5 stars

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In questo caso la storia racconta di Thomas e suo padre che devono affrontare la morte della madre. Solo che Thomas ha sette anni e senza l’aiuto del padre, che sta a poco a poco svanendo, deve trovare il modo di affrontare questo vuoto che gli sconvolge la vita. cerca così di salvare l’ultima persona che gli è rimasta, suo padre, indossando la sua maschera da leone che gli farà da talismano fino alla fine.

La cosa che mi ha colpito di più sono i sogni del padre in contrapposizione all’immaginazione del figlio. I sogni di David sono oscuri, malinconici, inquietanti, la speranza viene inghiottita letteralmente da un mare nero pece, impedendogli di tirarsene fuori. Thomas invece si cuce intorno un mondo in cui il suo ruolo è quello di proteggere la sua casa e i suoi affetti, anche quelli che non ci sono più, in conflitto con un mondo adulti che non capisce e che non lo ascolta.

Colpiscono anche queste tinte piatte quasi senza sfumature e queste immagini dai contorni precisi che sembrano adatti a indicare verità assolute. E invece leggi le ultime pagine e ti rendi conto che il dolore non ha nessuna logica.

Io ve lo consiglio se avete voglia di piagnucolare un po’, se volete entrare nel mondo di Thomas.

I Cattivi Pensieri: perché dovreste leggerlo

Sono sempre restia a fare pubblicità ai libri Las Vegas fuori dagli spazi della casa editrice. Forse perché temo che se consigliassi un libro, risulterei poco sincera perché interessata. E poi mi viene in mente che forse sono la persona più indicata, fatte le dovute premesse. Perché chi meglio di chi l’ha scelto, curato, ci ha investito tempo, può darti buone ragioni per leggere un libro? Ho deciso di partire dal fondo.

I cattivi pensieri di Giorgio Pirazzini

Intanto bisogna segnalare che Giorgio ha già pubblicato con noi un libro La notte raccolgo fiori di carne che sì, è inquietante almeno quanto il titolo e la copertina. Se l’avete già letto sono sicura che non vi avrà lasciato indifferenti (aehm).

Nei Cattivi Pensieri invece non si parla di gente chiusa in valigia a scopo tortura. Ci pensano i personaggi a torturarsi tramite le loro storie, in modo più sottile e forse anche più maligno.

Il protagonista in particolare si è intrappolato da solo in una vita che non gli piace, condivisa con una donna indifferente. Poi una sera incontra un tizio che per divertimento (e per sfogare una rabbia che non si capisce da dove arrivi) devasta automobili. La storia si costruisce intorno al protagonista a partire da questo incontro e si dipana seguendo le vicende di diversi personaggi fino alla fine, celebrata a Venezia con una cena molto particolare.

I personaggi dono tutti arrabbiati, falliti, delusi e deludenti, che prima di crollo (ad ognuno il suo) vivevano vite apparentemente felici e di successo. E qui voi direte ‘bella palla’. E invece no, perché il racconto in realtà è molto divertente, dà sfogo alla cattiveria e alle perversioni autodistruttive dei protagonisti con una leggerezza insospettabile.

E la cosa tremenda è che diventa catartico persino per te che leggi. (State tranquill*, la vostre auto sono al sicuro).

Quindi ecco questo è il libro perfetto per sentirvi più cattivi e un po’ meno in colpa per i vostri Cattivi Pensieri.

Due ulteriori appunti tecnici, uno sullo stile, uno sulla struttura.

Giorgio prima di pubblicare La notte raccolgo fiori di carne, ci mandò due manoscritti in lettura di cui uno firmato con lo pseudonimo. Furono selezionati entrambi per la prima scrematura. Questo aneddoto dovrebbe esservi da garanzia per lo stile.

La struttura: all’inizio i Cattivi Pensieri era una raccolta di racconti, ma i vincoli tra le varie storie erano così stretti che ci abbiamo lavorato finché non ne abbiamo fatto un romanzo. Questo vi garantisce che ognuno dei personaggi principali ha il suo spazio, la sua storia, la sua profondità, ma anche che pur configurandosi come un mosaico il romanzo è ovviamente ben legato.

Leggetelo e ditemi se vi ho detto una bugia.

Dopo gli EAP, i BAP: blogger a pagamento

Pensavo che fosse un fenomeno relativamente poco diffuso e che fossimo particolarmente sfigati ad averli beccati noi, ma a quanto pare sulla piazza editoriale c’è un nuovo fenomeno: i BAP, blogger a pagamento.

Questi sedicenti blogger offrono servizi spessi non richiesti ad autori e case editrici. Chiedono soldi per recensire, per fare interviste, per ospitare il libro nei loro spazi.

Recensioni a pagamentoRecensioni a pagamento
Le obiezioni che si possono fare a questo tipo di offerta sono diverse e parallele a quelle che si possono fare agli editori a pagamento.

Da autore/editore:

A) Perché dovrei pagare per fornirti la materia prima, senza la quale il tuo blog non esisterebbe?

B) Se recensisci tutti quelli che ti pagano allora non c’è né obbiettività né selezione, quindi cosa me ne frega di finire in uno spazio pieno di ciarpame?

C) Perché devo pagare per una cosa che altri blog sanno fare meglio ma soprattutto gratis?

D) I lettori non sono scemi e si accorgono in fretta del fatto che recensisci bene un libro solo perché qualcuno ti paga. Quindi se deve cercare recensioni obiettive va altrove. Che razza di visibilità mi offri?

E) Da autore o editore che figura ci faccio nel momento in cui salta fuori che ho pagato per le recensioni? E cosa dovrebbe spingere gli altri blogger a non chieder soldi per recensirmi? Se ne ho pagato uno, allora devo pagarli tutti.

Da lettore i dubbi si legano al punto D :

Perché dovrei affidarmi a un blogger che recensisce perché pagato?

Qualcuno ha detto che in fondo non ci vedeva nessuno scandalo in un’offerta come quella che leggete nelle immagini perché alla fine ti danno un servizio. Sta a te rifiutare.

Partiamo dal presupposto che un servizio me lo vado a cercare. Ma sopratutto dietro questa vendita di opinioni, perché di questo si tratta, c’è una perversione del ruolo del blogger che svende la sua affidabilità per quattro soldi.

Fortunatamente non tutti i blogger sono così.