Archivio mensile:settembre 2013

Libertà di scrivere, ma non di leggere (e criticare)

Gli scontri con gli scrittori o aspiranti tali sono sempre utili. Ad esempio ti possono capitare conversazioni come queste, esempio di coerenza e intelligenza.

“Questo racconto/commento/post è scritto male/non mi piace/non funziona/ecc.”

“Io ho diritto di scrivere quello che voglio e come voglio. C’è il diritto di parola/di opinione/di espressione in questo paese.”

“Ottimo, quindi sono libero anche di esprimere la mia opinione: questo racconto/commento/post è scritto male/non mi piace/non funziona/ecc.”

“Non puoi dire agli altri cosa devono o non devono fare. Se non ti piace, non leggere.”

Il candidato trovi l’errore.

Di folgorazioni e del divieto assoluto di raccontarle in giro

Ci sono quelle volte in cui vieni colpito da un’immagine, una frase, una situazione che nel giro di un microsecondo generano una storia. A volte invece le storie si autogenerano apparentemente dal nulla. E succede nei momenti più improbabili e scomodi.

Ad esempio l’ultima volta che mi è capitato era il 19 maggio 2013, in piena notte. Come faccio a ricordarmi la data? Naturalmente era durante il Salone del libro di Torino, dopo una delle giornate più stancanti in assoluto, il sabato. E quindi avresti un disperato bisogno di sonno e di azzittire il brusio che ormai farà da fondo costante ai giorni che verranno. Ma sei talmente stanco che non dormi, vegeti sulla superficie del sonno sempre sul punto di saltare su e urlare “ODDIO è TARDIHHHHHHHHHHH”. Tardi non si sa bene per cosa, ma questo non è rilevante.

E insomma durante la notte tra il 18 e il 19 ti viene quest’idea folgorante per un libro e magari, se capita, a te che non te ne frega niente di vincere il Nobel (volpe, uva, sì quello) sembra  pure una roba con del potenziale commerciale. Insomma c’è la possibilità che qualcuno ti caghi.

Ti rigiri un po’ nel letto con questa idea che ti frizza, anzi che ti esplode nel cervello come la Mentos nella Coca-Cola. E a un certo punto con tutto il bene che ti vuole l’Andrea di turno si gira e ti chiede ‘Stai bene?’ che tradotto significa ‘La molli di rompere i cojoni o vuoi dormire sul balcone?’. E tu dici ‘No, niente’. E se hai fortuna il tuo Andrea tornerà a dormire. Invece il mio appartiene a quella razza di Andrei, quanto mai rara e preziosa, che continua a chiedere. Finché non gli dici: ‘Ma niente, mi è venuta l’idea per una storia. Ma no, lascia perdere, scusa se ti ho svegliato.’ Si dà il caso che questa particolare specie di Andrei scriva anche e sia appassionata lettrice e quindi vuole capire se l’hai svegliato a minchia oppure hai avuto l’idea del millennio e presto saremo tutti ricchi.

In quel momento fai un errore. Anzi, fai l’Errore con la E maiuscola e anche un po’ incisa con font tombale.

Gli racconti l’idea.

Nella tua testa tutto aveva senso: protagonisti, trama, personaggi secondari, ambientazione, sinossi, copertina e fascetta, cast per il film, perfino un’edizione di Cluedo. E invece, mentre racconti, per qualche motivo l’idea si affloscia come un soufflé che ha preso una botta d’aria fredda. Impazzisce come la maionese che tua mamma sa riprendere pure se l’olio se n’è tornato nella bottiglia per conto suo, e tu no.

Fa l’effetto di uno starnuto mancato perché qualcuno ti ha tappato il naso. Non vedevi l’ora di tirarlo fuori sperando in una certa gratificazione e invece niente. Ti muore lì, davanti agli occhi. O dentro il naso, dipende.

E allora il tuo Andrea decide che per questa notte non ti caccia sul balcone. Tanto la tua punizione ce l’hai già avuta e la tua immaginazione è stata mortificata a contatto con la realtà. (Ma morisse ‘sta realtà.)

Morale della favola: mai raccontare un’idea. Lasciatela decantare. E se ve la dimenticate c’è un motivo: faceva schifo.

Moccia e Volo sono gli alibi preferiti degli scrittori esordienti

Mi ero ripromessa di non scrivere più post piccati, poi la mamma mi dice che sono sempre incazzata, però evidentemente mia mamma non frequenta gli scrittori esordienti altrimenti mi capirebbe. Eccome mi capirebbe. Rifilerebbe loro la sua minestra più schifosa solo per godersi la loro sofferenza.

Il problema è il seguente:

Gli scrittori esordienti incolperebbero pure il Papa per il fatto che non vengono considerati di striscio dagli editori. Lasciando stare il povero Papa che ne avrà già abbastanza con la telecom che gli offre il contratto business alle cinque del mattino, le scuse di solito sono queste.

[Edit del 20/09/2013: mi fanno giustamente notare che ‘Gli scrittori esordienti’ oltre che troppo generico è anche impreciso. Avrei dovuto scrivere ‘Alcuni scrittori esordienti o aspiranti tali/alcuni di quelli che mandano i manoscritti/alcuni di quelli che vorrebbero pubblicare’. Ovviamente gli aspiranti esordienti ed esordienti non sono tutti così. Noi oltre ad averne conosciuti tanti, ne abbiamo anche pubblicato qualcuno. Questo perché come al solito non si senta toccato chi si sta sforzando di capirci qualcosa in questo delirio che è il mondo editoriale.]

  1. “L’editoria è un mondo chiuso.” L’editoria è un mondo chiuso tanto quanto quello dei produttori di tende da campeggio. Se non sai niente di tende da campeggio puoi permetterti di andare lì a sentenziare? A lamentarti di dinamiche che nemmeno conosci? E che evidentemente non vuoi conoscere?
  2. “Sono tutti raccomandati. Se non hai santi in paradiso…” A parte che potrei farti millemila esempi di gente pubblicata da editori validi senza nessun santo da nessuna parte. Ti do una motivazione più logica: perché un editore che si trova tra le mani un buon libro non dovrebbe pubblicarlo? Perché non è commerciale? E lo pensano tutti e 2000 gli editori presenti sul territorio italiano?
  3. “Pubblicano solo romanzi di merda.” No, TU leggi romanzi di merda. E TU non sai sceglierti i romanzi giusti. Vengono pubblicati 60000 libri l’anno, incluse le ristampe. Mettiamo che i romanzi nuovi siano solo 5000 (è un numero a caso eh, non prendetemi sul serio.) Aggiungici anche quelli degli anni precedenti che non hai letto. Capisci bene che se pensi che in giro ci sono solo romanzi di merda sei TU il problema. Non gli editori. Che pubblicheranno anche cagate, ma basta non comprarle.
  4. “Ma pubblicano Moccia e Volo e me no.” A ) sarei curiosa di sapere se li hai mai aperti sti libri per averne tutto sto disprezzo, ma scommetto che dici che fanno schifo per sentito dire. B) Se hanno fatto successo c’è un motivo. Magari non letterario, ma c’è un motivo.  Se tu capissi il motivo non saresti qui a triturarci le palle con i tuoi uggiolii. E scommetto anche che si ti dicessero che il romanzo che hai scritto fa tecnicamente schifo ma è tanto commerciale da foderarti le palle d’oro getteresti al vento le tue convinzioni letterarie. Venderesti pure tua madre, pur di avere il loro successo.
  5. “Gli editori non leggono neanche i manoscritti.” E gli scrittori non si sprecano neanche a controllare cosa pubblicano gli editori a cui mandano. Te lo meriteresti, davvero, che non ti leggesse nessuno. E invece ci sono parecchi editori che fanno il loro lavoro e si ritrovano a cestinare romanzi fantasy quando pubblicano solo noir. Non è che gli editori ti chiudono le porte, è che ti ostini a voler passare attraverso i muri.
  6. “La gente è stupida: legge solo porcate.” Ricordati bene una cosa, se e quando capiterà a te di pubblicare: la gente che oggi insulti domani potrebbe diventare un tuo lettore. Significa che diventa intelligente solo perché legge te? O che ci sia un gruppo di eletti che aspetta di veder pubblicato il tuo libro? Ma veramente? Ricorda che il lettore, qualsiasi cosa legga, merita il tuo rispetto. Sempre.
  7. “L’editoria è in crisi perché non ha saputo rinnovarsi/non punta sugli esordienti.” No, cocco di mamma, l’editoria è in crisi perché A) la gente non legge B) la gente di cultura come te gli esordienti non li compra e quando provi a proporre qualcosa di nuovo ti guarda di traverso. Vorrei tanto saperlo qual è l’ultimo esordiente che hai letto, magari pubblicato da una piccola casa editrice. O quand’è l’ultima volta che hai partecipato a un evento culturale, se non per smollare il tuo manoscritto all’editore/autore di turno. Tu stesso non sei il pubblico che ti serve per pubblicare. Quindi tu noialtri, che minghia vuoi?

In conclusione caro scrittore esordiente, piantala di bucare il pallone ogni volta che non ti fanno giocare. Perché qui le palle piovono dal cielo e tu non sei esattamente insostituibile.  Impara le regole e ringrazia che il mondo dell’editoria per gli autori non è nemmeno dei più chiusi. Ci sono manuali, corsi, interviste di scrittori che possono insegnarti qualcosa, concorsi di ogni sorta. Ma finché passi il tempo a dare la colpa a Cthulhu dei tuoi fallimenti non ci arriverai mai a pubblicare.