Moccia e Volo sono gli alibi preferiti degli scrittori esordienti

Mi ero ripromessa di non scrivere più post piccati, poi la mamma mi dice che sono sempre incazzata, però evidentemente mia mamma non frequenta gli scrittori esordienti altrimenti mi capirebbe. Eccome mi capirebbe. Rifilerebbe loro la sua minestra più schifosa solo per godersi la loro sofferenza.

Il problema è il seguente:

Gli scrittori esordienti incolperebbero pure il Papa per il fatto che non vengono considerati di striscio dagli editori. Lasciando stare il povero Papa che ne avrà già abbastanza con la telecom che gli offre il contratto business alle cinque del mattino, le scuse di solito sono queste.

[Edit del 20/09/2013: mi fanno giustamente notare che ‘Gli scrittori esordienti’ oltre che troppo generico è anche impreciso. Avrei dovuto scrivere ‘Alcuni scrittori esordienti o aspiranti tali/alcuni di quelli che mandano i manoscritti/alcuni di quelli che vorrebbero pubblicare’. Ovviamente gli aspiranti esordienti ed esordienti non sono tutti così. Noi oltre ad averne conosciuti tanti, ne abbiamo anche pubblicato qualcuno. Questo perché come al solito non si senta toccato chi si sta sforzando di capirci qualcosa in questo delirio che è il mondo editoriale.]

  1. “L’editoria è un mondo chiuso.” L’editoria è un mondo chiuso tanto quanto quello dei produttori di tende da campeggio. Se non sai niente di tende da campeggio puoi permetterti di andare lì a sentenziare? A lamentarti di dinamiche che nemmeno conosci? E che evidentemente non vuoi conoscere?
  2. “Sono tutti raccomandati. Se non hai santi in paradiso…” A parte che potrei farti millemila esempi di gente pubblicata da editori validi senza nessun santo da nessuna parte. Ti do una motivazione più logica: perché un editore che si trova tra le mani un buon libro non dovrebbe pubblicarlo? Perché non è commerciale? E lo pensano tutti e 2000 gli editori presenti sul territorio italiano?
  3. “Pubblicano solo romanzi di merda.” No, TU leggi romanzi di merda. E TU non sai sceglierti i romanzi giusti. Vengono pubblicati 60000 libri l’anno, incluse le ristampe. Mettiamo che i romanzi nuovi siano solo 5000 (è un numero a caso eh, non prendetemi sul serio.) Aggiungici anche quelli degli anni precedenti che non hai letto. Capisci bene che se pensi che in giro ci sono solo romanzi di merda sei TU il problema. Non gli editori. Che pubblicheranno anche cagate, ma basta non comprarle.
  4. “Ma pubblicano Moccia e Volo e me no.” A ) sarei curiosa di sapere se li hai mai aperti sti libri per averne tutto sto disprezzo, ma scommetto che dici che fanno schifo per sentito dire. B) Se hanno fatto successo c’è un motivo. Magari non letterario, ma c’è un motivo.  Se tu capissi il motivo non saresti qui a triturarci le palle con i tuoi uggiolii. E scommetto anche che si ti dicessero che il romanzo che hai scritto fa tecnicamente schifo ma è tanto commerciale da foderarti le palle d’oro getteresti al vento le tue convinzioni letterarie. Venderesti pure tua madre, pur di avere il loro successo.
  5. “Gli editori non leggono neanche i manoscritti.” E gli scrittori non si sprecano neanche a controllare cosa pubblicano gli editori a cui mandano. Te lo meriteresti, davvero, che non ti leggesse nessuno. E invece ci sono parecchi editori che fanno il loro lavoro e si ritrovano a cestinare romanzi fantasy quando pubblicano solo noir. Non è che gli editori ti chiudono le porte, è che ti ostini a voler passare attraverso i muri.
  6. “La gente è stupida: legge solo porcate.” Ricordati bene una cosa, se e quando capiterà a te di pubblicare: la gente che oggi insulti domani potrebbe diventare un tuo lettore. Significa che diventa intelligente solo perché legge te? O che ci sia un gruppo di eletti che aspetta di veder pubblicato il tuo libro? Ma veramente? Ricorda che il lettore, qualsiasi cosa legga, merita il tuo rispetto. Sempre.
  7. “L’editoria è in crisi perché non ha saputo rinnovarsi/non punta sugli esordienti.” No, cocco di mamma, l’editoria è in crisi perché A) la gente non legge B) la gente di cultura come te gli esordienti non li compra e quando provi a proporre qualcosa di nuovo ti guarda di traverso. Vorrei tanto saperlo qual è l’ultimo esordiente che hai letto, magari pubblicato da una piccola casa editrice. O quand’è l’ultima volta che hai partecipato a un evento culturale, se non per smollare il tuo manoscritto all’editore/autore di turno. Tu stesso non sei il pubblico che ti serve per pubblicare. Quindi tu noialtri, che minghia vuoi?

In conclusione caro scrittore esordiente, piantala di bucare il pallone ogni volta che non ti fanno giocare. Perché qui le palle piovono dal cielo e tu non sei esattamente insostituibile.  Impara le regole e ringrazia che il mondo dell’editoria per gli autori non è nemmeno dei più chiusi. Ci sono manuali, corsi, interviste di scrittori che possono insegnarti qualcosa, concorsi di ogni sorta. Ma finché passi il tempo a dare la colpa a Cthulhu dei tuoi fallimenti non ci arriverai mai a pubblicare.

38 pensieri su “Moccia e Volo sono gli alibi preferiti degli scrittori esordienti

  1. Andrea M.

    Comunque a Italia’s got talent Maria De Filippi ha detto una cosa molto simile a quella che avevo scritto io tempo fa: non c’è alcun rispetto per chi riesce a raggiungere risultati importanti perché tanto “o è fortuna o è raccomandazione oppure è andato a letto con qualcuno”.
    Il che vuol dire che quando poi sciaguratamente sarai tu a raggiungere un obiettivo, gli altri diranno lo stesso di te…

  2. SilviaLeggiamo

    Forse perchè non sono un autore esordiente, ma mi sono divertita a leggere questo post che, ammettiamolo, racchiude delle innegabili verità.
    Io ho letto diversi testi di esordienti che tanto gentilmente mi hanno proposto i loro libri, ma altrettanto gentilmente devo dire che facendo una media, su 15 romanzi forse ce n’è uno discreto. E quando cerco di criticarli nel modo più costruttivo possibile, allora ciao, è finita, divento quella che non capisce niente, che non sa di cosa parla e bla bla bla… Sarà anche vero, ma i loro ipotetici lettori sono gente come me, nè più, nè meno, a questo ci pensano?

  3. Carlotta Autore articolo

    Silvia credo che tu abbia perfettamente centrato il punto. Quando parlavo di rispetto del proprio pubblico parlavo proprio di questo. Se non ti sei fatto capire qualcosa non va.

  4. Sara

    Condivido ogni parola… ma sul serio… sante, sante parole.

    P.S. Pure mia madre dice che sono sempre incazzata, ma lei non passa le giornata a leggere quello che leggo io per due soldi, altrimenti (conoscendo mia madre) tirerebbe fuori il mitra e sarebbero cazzi per tutti.

  5. filipporubino

    Ciao Carlotta! Mi chiamo Filippo, sono un concittadino! Mi sono imbattuto per caso nel tuo blog e volevo farti i complimenti! Penso proprio che lo seguirò. Anche io scrivo (narrativa nel tempo libero e articoli e recensioni di argomento teatrale), ma è un’attività secondaria, non ho mai pubblicato nulla purtroppo. Chissà, magari potrai darmi qualche consiglio! Ho appena aperto un blog, e anche lì ne avrei tanto bisogno, di consigli!! Se ti va mi trovi su http://www.filipporubino.wordpress.com, e anche su facebook. Ci conto! 🙂 Ti saluto, e ancora complimenti!!

  6. julka75

    “Pubblicano solo romanzi di merda.” No, TU leggi romanzi di merda.

    Non ho ancora finito di leggere il post e sono già in piedi per la standing ovation.

  7. julka75

    Ehm. Se solo non l’avesse detto Maria De Filippi, porca pupazza (nessuna Saltimbocca è stata maltrattata nella scrittura di questo commento)…

  8. Tenar

    Al momento sono impegnata da giurata in un concorso per romanzi di esordienti. Ne sono arrivati 2000. 600 sono stati scartati perché o erano plagi o l’autore non aveva letto il regolamento inviando romanzi di generi che non venivano trattati o che erano a vario titolo già editi.
    L’esordiente deve imparare a leggere, se non altri romanzi, almeno le regole di invio manoscritti!

  9. GiovanniMarchese

    Forse certe reazioni degli esordienti sono anche frutto di ignoranza o superficialità. Nel senso che spesso ho conosciuto esordienti colti più da un informe desiderio di partecipare alla festa piuttosto che consapevoli del lavoro che c’è dietro la stesura di un buon libro. Talvolta si tratta di individui che pochissimo conoscono il settore (case editrici, linee editoriali, autori contemporanei, riviste… etc. etc.). Altre volte persone che hanno letto solo qualche classico scolastico in gioventù e pochi autori stranieri e che ritengono magari in buona fede che non sia utile leggere gli autori contemporanei italiani pubblicati proprio dalle piccole e medie case editrici (le uniche che investono con costanza sugli esordienti) che spesso nemmeno conoscono e/o disprezzano pur pubblicando libri niente male, anzi, spesso sono le piccole e medie a sfornare gli autori più interessanti e le vesti editoriali più curate e originali. E tutti, dico tutti, infine, sottovalutano l’importanza delle riviste (ce ne sono ancora, on line e cartacee, di ottime), che possono essere una vetrina importante nonché una palestra poiché in genere danno un riscontro nel giro di due/tre mesi e in caso di esito positivo l’autore si ritrova con la prima pubblicazione in curriculum. Ma tutto questo non importa, se la prendono col destino cinico e baro per rifugiarsi nell’editoria a pagamento e sfoggiare la propria opera con gli amici e i parenti. Dovrebbero aver chiaro che scrivere e pubblicare un buon libro è difficile. E impegnativo. E se un pizzico di fortuna non guasta da sola non serve a nulla.

  10. Daniele Bergesio

    Hmmm. Da sempre in Italia si scrive molto più di quel che si legge, ma pure si suona più di quel che si ascolta, si dipinge senza studiare l’arte. Siamo il popolo che non legge il libretto delle istruzioni perché “tanto che ci vuole?”, e come tale ci comportiamo anche in campo produttivo. Ho delle cose da dire, perché dovrei imparare come dirle o prendermi la briga di scoprire se qualcuno le ha già dette millemila volte nel imo stesso modo?
    A prenderla molto larga e a buttare un po’ di carbonella mi viene quasi da dire: fa bene chi mette in piedi una casa editrice EAP, in Italia il materiale non mancherà mai.
    Provocazione pura, eh. Ma ogni tanto, lo confesso, ci penso.

  11. Carlotta Autore articolo

    TU la minestra la devi mangiare perché non mangi verdura. Impara a mangiarla e vedrai che più nessuno ti dà la minestra.

  12. Daniele Bergesio

    Ah, piccola aggiunta: sarò impopolare, ma a me questo binomio che grossa casa editrice > sbubba vs. piccolo medio editore > grande ricerca puzza più di un pannolino di bebè. Mi pare che anzi, ci sia molta sciatteria e approssimazione più nel secondo che nel primo caso; poi ci sono picchi qualitativi strepitosi in ambito di denaro risicato, ma come ce ne sono per i cugini nababbi. Raramente ho trovato un Einaudi, un Mondadori, un BUR, un (lista di colossi) tempestato di refusi; al contrario, ho libri di editori piccolini davvero illeggibili.
    Sempre provocazione, eh, e che nessuno si senta tirato in causa per la professione che svolge (me incluso): si parla da lettori, qui.

  13. Chiara Gallese

    Ciao, ho letto questo post perché un’amica l’ha condiviso.

    Ho già sentito tutte queste argomentazioni da più parti, eppure non mi trovo d’accordo. Stai dicendo delle mezze verità, che possono essere smentite esattamente quanto possono essere confermate: dipende dalla persona in cui ti imbatti.

    Io sono prima di tutto una lettrice (da quando ero alle elementari, ho sempre preferito i libri ai giocattoli), anzi, una lettrice c.d. forte. Nel periodo in cui collaboravo con un blog letterario, dovevo leggere un libro al giorno, in media; ora che non ce la faccio più per motivi di tempo, in due settimane di vacanza leggo circa otto libri. Invece, per il momento, pubblico poco (anche se soprattutto saggi, e in futuro sempre più spesso per motivi accademici). Quindi mi considero una lettrice e non una scrittrice (a dispetto di quelli che su FB scrivono “scrittore” nel campo “professione”).

    Volevo solo dirti che ci sono anche esordienti con sale in zucca, e che non aspirano a diventare famosi 🙂

  14. LaLeggivendola

    Ho letto questo post coi cuoricini negli occhi.
    Tra l’altro la cosa bizzarra che è nata da questa falda – ampia e malata – di wanna-be-scrittori è l’odio tra aspiranti, che si accusano gli uni con gli altri di rovinare la loro reputazione. Non è meraviglioso? *__*

  15. Anonimo

    Il mio commento si commenta da sé, perché quando commento, commento anche i commenti di chi ha commentato. Ma se devo commentare il post che ha dato origine ai commenti, allora il mio commento si fa duro perché purtroppo dà ragione a chi ha postato. Mia mamma mi dava soltanto orecchiette alle cime di rapa.

  16. Carlotta Autore articolo

    Ciao Chiara, che dire, ho fatto un errore. Avrei dovuto scrivere ‘alcuni esordienti’ invece di ‘gli esordienti’. Non l’ho fatto perché nella mia mente era scontato visto che ne abbiamo pubblicati (e ripubblicati) parecchi. Ma giustamente chi entra nel mio blog per la prima volta questa cosa non le può sapere. Hai ragione a dire che dipende da chi ti trovi davanti. Di esempio di esordienti che ce l’hanno fatta o a mio parere ce la faranno presto ne ho parecchi.
    Nel post ho solo raccolto una serie di frasi sentite e risentite da gente che vorrebbe ripubblicare ma non riesce perché, invece di leggere e lavorarci su, continua a trovare alibi. Capisco che così sia più facile arrendersi. Però non si è tanto onesti con se stessi. Tu che dici?

  17. Carlotta Autore articolo

    Elisabetta come ho scritto sotto ho fatto un errore. Ovviamente non tutti gli esordienti sono così. Capisco al frustrazione ma oggi con internet non è così difficile essere letti. Però bisogna capire che non tutti i sistemi funzionano allo stesso modo e che bisogna avere un po’ di pazienza e un po’ di testa nel fare le cose. (Non darti per fallita. Fallito è chi non ci prova. Magari devi solo imbroccare la strada giusta :))

  18. Carlotta Autore articolo

    Eh, quanta gente magari potenzialmente brava che si brucia per non aver letto il regolamento? Possono dare la colpa al Dimonio se non pubblicano? Secondo me in questo caso no.

  19. Carlotta Autore articolo

    @Daniele rispondo a tutti e due i commenti qui. La provocazione degli EAP è mica tanto provocazione. Loro sopravvivono perché c’è mercato. E gli altri visto che non ci sono lettori… Concordo con te che il binomio piccolo=qualità, Grande=schifo non esiste da nessuna parte. Magari la grande CE non può pubblicare per la nicchia appassionata di riproduzione dei gerbilli che magari il piccolo editore si può permettere. Quanto ai refusi, ecco, no io ultimamente ho trovato più refusi nei libri dei grandi ( tra l’altro due della Bompiani veramente illeggibili) che in quelli dei piccoli. Però secondo me è questione di sfiga personale. Si trovano libri poco curati per motivazioni diverse nelle piccole e nelle grandi.

  20. Carlotta Autore articolo

    “Dovrebbero aver chiaro che scrivere e pubblicare un buon libro è difficile. E impegnativo. E se un pizzico di fortuna non guasta da sola non serve a nulla.” Ecco, esattamente questo intendevo.

  21. Carlotta Autore articolo

    E’ un po’ come il discorso ‘Twitter noioso’. Non è che ti sei scelto le fonti sbagliate?

  22. alecri

    Il tuo post mi ha divertito parecchio. E’ scritto bene e amo le provocazioni. Ma giusto per essere a mia volta provocatrice vorrei ricordarti qualche scrittore che da esordiente fu malamente rifiutato. Robert Pirsing (Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta) fu rifiutato 121 volte, tra agenti editor e case editrici. Bukowski, il mio mito, scrisse una lettera ad una rivista letteraria minacciando il suicidio perché non se lo filava nessuno. B-U-K-O-W-S-K-I !Fante stava morendo di fame quando lo stesso Bukowski lo riabilitò agli occhi del pubblico e degli editori citandolo in ogni suo reading. Chuck Pahlaniuk scrisse Fight Club in preda ad un raptus di rabbia e frustrazione perché il suo primo lavoro Invisible Monsters fu rifiutato da tutti. Tutti tutti. Agota Kristoff anche lei rifiutata. 12 editori e 16 agenti respinsero il primo romanzo di Grisham. Anche Harry Potter fu ritenuto non adatto alla pubblicazione. Le motivazioni iniziali furono: 250 pagine sono troppe e l’argomento magia non interessa proprio nessuno. Di Tom Spanbauer (il fondatore di una delle più importanti scuole di scrittura creativa e genio) è stato pubblicato solo un romanzo.Disperata perchè da ignorante non leggo in lingua inglese, gli ho scritto chiedendogli se per caso avesse notizie riguardo una possibile nuova uscita in Italia. Risposta del buon Tom: casa editrice X ha già acquistato i diritti del mio ultimo romanzo. La risposta era di 8 anni fa.
    Il romanzo non è mai arrivato sugli scaffali delle librerie. Io ho cercato invano tra Volo, Moccia, Sfumature imbarazzanti e thriller dove i personaggi non fanno altro che mangiare tramezzini e bere caffè lungo. Ho cercato invano. Il romanzo non è stato nemmeno tradotto, perché ritenuto prodotto poco vendibile. Ora i romanzi Spanbauer sono introvabili. E davvero questo tipo è un genio. Non per me. E’ un genio di quelli veri. Un maestro. E se non bastasse riporto a seguito una notizia: nel 1977 lo scrittore Chuck Ross sottopose a 14 editori e 13 agenti letterari una copia dattiloscritta del romanzo “Passi” di Jerzy Kosinsky, insignito nel 1969 del National Book Award, fingendo che si trattasse di un manoscritto ancora inedito.Nessuno dei 27 destinatari fu in grado di riconoscere l’opera. Tutti e 27 lo respinsero.

  23. Carlotta Autore articolo

    Io non ho detto che non ci sono autori magari anche bravi che per sfortuna, miopia o passi sbagliati non sono riusciti a pubblicare. Ma sono una minoranza. Su quelli che mandano in manoscritti una parte consistente vuole diventare scrittore per una questione di lustro, di fama, per dire agli amici che fa lo scrittore. E invece dovrebbe preoccuparsi di raccontare una storia e di farla arrivare a qualcuno. Poi ci possono essere millemila intoppi nel mezzo, ma di questo si devono preoccupare dopo.

  24. Silvia Lidia Fancello

    Beh, questo articolo è veramente divertente e a volte un po’ di sana cattiveria è quel che ci vuole. Ho lavorato in una piccola casa editrice ed ho toccato con mano il variegato mondo di aspiranti scrittori, molti dei quali hanno intrapreso la carriera spinti dal loro analista. Un tempo gli psicoanalisti consigliavano ai loro pazienti di dipingere e siamo stati invasi da improbabili tele sulle quali non si capiva se quello che stava appiccicato male e scivolava giù fosse vomito o una pizza vegetariana venuta male, per non parlare di finti naif che imitavano per finta chi non sapeva dipingere davvero. Ora la parola d’ordine è pubblicare. Nell’opera di Umberto Eco “Il pendolo di Focault” c’è un capitolo divertente e molto istruttivo a proposito degli aspiranti scrittori che la casa editrice protagonista del romanzo chiama APS: A Proprie Spese. Ne consiglio vivamente la lettura. Non ho mai letto Moccia, ma ho letto Volo, non è male. Cordiali saluti.

  25. Carlotta Autore articolo

    Devo leggerlo sto “Pendolo di Foucault”, perché di sto capitolo si parla parecchio 🙂 Comunque non so se siano meglio i manoscritti o i dipinti. Ovvove.

  26. MatteoG

    Ho letto il post e sono d’accordo su tutto.
    E’ evidente che tu non parlassi di tutti, ma proprio tutti gli autori esordienti. Altrimenti cambieresti mestiere, voglio dire. Dico questo dopo aver letto alcuni commenti. Addirittura in uno l’autrice fa una lunghissima lista di esordienti inizialmente incompresi e poi riconosciuti dalla Storia della letteratura internazionale. Ma che scoperta! Non serve, lo sappiamo tutti che prima di diventare dei miti bisogna esordire, no? Mi ha ricordato le argomentazioni di cui fanno spesso uso gli editori a pagamento quando vogliono convincere l’aspirante ad autoprodursi perché pure Moravia l’ha fatto, e via discorrendo. Tutti i discorsi sono relativi, e questo è ovvio, non bisogna specificarlo ogni volta, e non mi pare che tu abbia generalizzato.

  27. Carlotta Autore articolo

    @Matteo sì, ma se non specifichi in caratteri cubitali che non non generalizzi, ti arrivano praticamente solo critiche di quel tipo. Nonostante sia implicito che riguarda solo un certo tipo di esordiente.

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