Archivio mensile:novembre 2013

Il ‘popolo della rete’ ritiene gli editori fastidiosi (ma non li conosce)

Domenica c’è stata a Bookcity questa cosa qui.

Digital Seminar IoScrittore
Si sono dette tante cose interessanti: si è parlato di ebook e di come si sta muovendo il mercato digitale (ma anche quello cartaceo). Si parlato di comunicazione e nuovi media. Si è parlato di come interagire con il lettore tramite il web e i suoi strumenti. Una cosa però molto interessante sia per il lettore che per l’editore è stato l’intervento di Alessandro Magno che si è divertito a sfatare qualche opinione/bufala/mito sull’editoria e sui libri.
Uno di questi diceva più o meno che la gente ha una pessima opinione degli editori perché ritenuti degli intermediari inutili. Però il relatore sottolineava anche che la maggior parte dei detrattori, ma anche quelli che non detraggono, non ha un’idea chiara di cosa fa l’editore. E allora mi dico che bisognerebbe fare un po’ di educazione in questo senso. Portano i bambini nelle fattorie e alla centrale del latte per far capire loro non solo il procedimento con cui nasce un prodotto ma anche il valore di un prodotto genuino. Questo dovrebbe aiutarli a mettersi nell’ottica di imparare, da grandi, non solo a scegliere ma anche a informarsi su come viene prodotto un determinato alimento. Ci sono trasmissioni, siti, articoloni, saggi che spiegano come individuare l’alimento migliore, come è stato prodotto, dove è stato prodotto, perché quello cambia tutto.

Non si potrebbe fare le stessa cosa con i libri?

Attenzione, non sto dicendo che bisogna dire alla gente cosa comprare, come comprare, o quanto spendere. C’è chi avendo tutta una serie di informazioni magari riprenderebbe lo stesso libro, e va benissimo così (sì, anche fosse Volo), così come è legittimo andare dal porchettaro e ingozzarsi con salsiccia e crauti cucinati in mezzo alla strada. Però con un po’ più d’informazioni magari sarebbero in grado di capire meglio cos’hanno tra le mani.

Alla fine l’editore non è molto diverso dal produttore di vino e o di miele. Credo che soprattutto per quelli piccoli e indipendenti (per quelli grandi non parlo, perché non ho esperienza in merito) l’identità sia fondamentale, ma spesso è complicato far capire alla gente che valore ha quel marchio che tu hai voluto mettere su quel testo. Questa senza togliere che il testo può essere brutto, essere poco curato, o poco nelle corde di chi lo sta leggendo in quel momento.

Non voglio difendere il ruolo dell’editore. Tanto se deve sparire a causa del selfpublishing o del web non sarà questo post a fermare il tracollo. Però prima di dire che una cosa non serve forse sarebbe utile sapere che cosa fa.

Per dire, c’è gente che va in libreria a chiedere se possono stampargli un libro o alle fiere viene da noi a chiedere se abbiamo il libro delle Parodi.

In definitiva, non credo che il ‘come viene un prodotto un libro’ debba essere solo interessante per chi nell’editoria ci lavora e di chi ci vorrebbe lavorare. Spesso i libri che spiegano il lavoro editoriale sono rivolti agli addetti ai lavori, magari potrebbe essere interessante proporre un testo che possa orientare il lettore a partire dal lavoro editoriale. (Magari esiste già e sono io che c’ho l’ignoranza dentro).