Archivio mensile:dicembre 2013

Stroncature: per me è no

Volevo scrivere un post al vetriolo stamattina su quelli che cercano di sfruttarmi come corsia preferenziale per la pubblicazione ricorrendo a stupide moine, mossa molto molto sbagliata visto e considerato che sono piemontese. [Piemontese + moine = ti cavo gli occhi col cucchiaino se mi guardi anche solo per errore. ]

E invece ho deciso che voglio essere simpa e costruttiva e parlare di stroncature.

Non mi piacciono le stroncature. Le trovo francamente inutili. Ma prima di spiegarvi perché partire dalla definizione di stroncatura, che deriva da stroncare.

stroncare
[stron-cà-re]

Troncare, spezzare con violenza; schiantareil vento ha stroncato molti alberi
‖ fig. Interrompere bruscamentela leucemia stronca troppe vite
3 fig. Criticare ferocemente, aspramente, spec. opere artistiche e letterarie, interpretazioni teatrali e sim.: hanno stroncato il suo primo romanzola critica ha stroncato il giovane attore.

Paradossalmente lascio perdere la definizione 3 e prendo in considerazione la prima: a me l’idea di troncare, spezzare con violenza, di essere paragonata a una malattia (sì, vabbè, è figurato ma intanto…) non piace per niente e quando faccio una recensione ho due intenti:

  1. Consigliare quel libro mettendone in luce pregi e difetti;
  2. Spiegare all’autore interessato perché il suo libro mi è piaciuto/non mi è piaciuto;

Capita spesso che un libro mi piaccia per idea o stile o personaggi o trama, a volte per tutti e quattro i motivi e altri ancora. A volte un libro non mi piace ma c’è qualcosa di salvare o che mi ha colpito. Trovo che siano questi i casi in cui abbia senso fare un recensione perché o ritengo che il libro vada assolutamente letto nonostante i difetti o perché c’è contrasto.

Non trovo utile a nessuno dire che un libro fa schifo e basta. E’ come dipingere una tela completamente di bianco o completamente di nero. Aggiunge qualcosa a chi legge? Serve a qualcuno o a qualcosa? Se stai dando la tinta in casa sì, ma per quello ci sono gli imbianchini.

E poi c’è fattore rosicamento. Per fare una buona stroncatura bisogna avere un ottimo controllo della scrittura e del proprio pensiero, ma soprattutto non deve trasparire astio, cosa che spesso accade. Così spesso quando leggo una stroncatura mi immagino il ‘critico’ chino sulla tastiera, a battere i tasti pieno di livore contro quello stronzo che ha pubblicato e lui no.
Lo so che è un pregiudizio idiota, magari il lettore in questione si è semplicemente incazzato per l’acquisto sbagliato e il tempo perso. Anzi, probabilmente è così.

Da lettrice, visto che il mio tempo è poco in proporzione ai libri che vengono pubblicati, voglio trovare motivi per leggere qualcosa, non per escluderlo.

Da autrice, una recensione deve aiutarmi a capire come viene percepito il mio libro, dove secondo il lettore posso migliorare e dove puntare. Poi sta a me decidere su quali critiche vale la pena di lavorare e quali no.

Questi sono i motivi per cui se leggo un libro a cui trovo solo difetti e nulla di interessante evito di commentare. Le stelline di Goodreads basteranno e basterà a me sapere perché quel libro non mi è piaciuto.

Voglio spendere le mie energie per spingere i libri che mi piacciono e che meritano, non per bruciare uno che o cadrà nel dimenticatoio senza il mio aiuto o ha così tanto successo che il mio giudizio varrà un due di picche. 

P.S. Poi vabbè, io ho sta convinzione turca che le stroncature facciano vendere più delle recensioni positive. Ma io ho un sacco di convinzioni sbagliate, quindi fate finta di niente e annuite come si fa con i matti.