Archivi categoria: Letture

Non avere paura dei libri di Christian Mascheroni: un libro di cui aver paura

Ho rimandato a lungo, troppo a lungo la lettura di questo libro che ho preso presso lo stand della Hacca edizioni e che alla primissima pagina porta una splendida dedica del nostro Christian ( vi avverto, questo mio post è probabilmente influenzato dal fatto che Christian è nostro autore E nostro amico. O magari anche no).

Il libro si intitola “Non avere paura dei libri” ed è un titolo ingannevole perché si può non avere paura delle cose che non ti toccano, che non ti fanno male. E quello di Christian è un libro destinato a graffiarvi, accarezzarvi, coccolarvi e bruciarvi.

Questo libro racconta la storia di Christian e della sua famiglia. Di Eva, la viennese che leggeva per cercare risposte che le permettessero di placare le sue ombre, di Gino che oltre alle fiamme deve combattere anche contro i demoni della moglie. E di Christian, che cresce con i libri a fargli da gradini e da specchi.

Questo è anche un diario di un lettore appassionato, un vero esploratore che conquista il suo West letterario concedendosi storie in qualsiasi forma: fumetti, cinema, serie TV, le voci degli altri. Si ha quasi l’impressione di vederla questa famiglia, si resta nascosti nell’Armadio, dietro file di libri, pagando per tutto il loro dolore e vivendo tutta la loro gioia. Mi sono commossa spesso, ho anche riso, ho appuntato titoli.

E poi ci sono i ringraziamenti: e niente, non so se mi merito un ringraziamento in un libro così.

Non avere paura dei libri

Dal diario di Sir Arthur Conan Doyle: ossia come nacquero Sherlock Holmes e il Dr. Watson

Sherlock Holmes

“Gaboriau mi aveva attratto con la limpida stesura delle sue trame, e il magistrale detective di Poe, Monsieur Dupin era stato sin dall’adolescenza uno dei miei eroi prediletti. Non avrei potuto creare un personaggio interamente mio? Ripensai al mio vecchio maestro Joseph Bell, al suo viso aquilino, ai suoi modi strani, ai suoi sconcertanti espedienti nello scoprire particolari, e mi convinsi che se egli fosse stato detective avrebbe certo dato forma di scienza esatta alle sue interessanti, ma disordinate attitudini. E se avessi provato io a raggiungere questo effetto? Nella vita un tipo simile era certo possibile, perché quindi non cercar di farne il protagonista di un racconto verosimile? Va bene dire che un uomo è abile: ma il lettore vuole esempi, esempi sul genere di quelli che Bell ci dava giornalmente nelle corsie.
L’idea mi piacque. Che nome dare al mio personaggio? Ho ancora dei fogli di taccuino con sopra segnati molti dei nomi che mi vennero in mente. Naturalmente mi ribellavo all’idea di un nome che avesse in sé qualche allusione al carattere del personaggio. Cosi ebbe dapprima origine il nome di Sherringford Holmes, che poi divenne Sherlock Holmes. Siccome non poteva raccontare egli stesso le sue avventure, era necessario inventare un personaggio che gli fosse compagno abituale, un uomo d’azione colto, ad esempio, il quale partecipasse ai fatti per poi narrarli. Ci voleva un nome corrente, senza ostentazione, Watson andava benissimo. Ebbi così i miei burattini e scrissi lo Studio in rosso.”

da Ucciderò Sherlock Holmes. Memorie letterarie e avventure del creatore del più celebre detective della storia di Arthur Conan Doyle.

“Mamma, torna a casa” Tanta malinconia prima di andare al mare

Due giorni fa ho dato l’ultimo esame prima delle vacanze. Durante il tragitto in tram mi sono letta una graphic novel che aspettava nella mia pila di libri da troppo troppissimo tempo. E niente mi stavo per mettere a piangere come una scema. Se qualcuno mi avesse chiesto avrei mentito usando la scusa dell’allergia. Sarà che a me le storie di famiglia colpiscono sempre un sacco. Mi sciolgo in lacrime per madri che abbracciano i figlioletti, alle riunioni di Carramba che sorpresa, a coppie scoppiate e riaccoppiate.

Mamma torna a casaMamma torna a casa by Paul Hornschemeier

My rating: 4 of 5 stars

View all my reviews
In questo caso la storia racconta di Thomas e suo padre che devono affrontare la morte della madre. Solo che Thomas ha sette anni e senza l’aiuto del padre, che sta a poco a poco svanendo, deve trovare il modo di affrontare questo vuoto che gli sconvolge la vita. cerca così di salvare l’ultima persona che gli è rimasta, suo padre, indossando la sua maschera da leone che gli farà da talismano fino alla fine.

La cosa che mi ha colpito di più sono i sogni del padre in contrapposizione all’immaginazione del figlio. I sogni di David sono oscuri, malinconici, inquietanti, la speranza viene inghiottita letteralmente da un mare nero pece, impedendogli di tirarsene fuori. Thomas invece si cuce intorno un mondo in cui il suo ruolo è quello di proteggere la sua casa e i suoi affetti, anche quelli che non ci sono più, in conflitto con un mondo adulti che non capisce e che non lo ascolta.

Colpiscono anche queste tinte piatte quasi senza sfumature e queste immagini dai contorni precisi che sembrano adatti a indicare verità assolute. E invece leggi le ultime pagine e ti rendi conto che il dolore non ha nessuna logica.

Io ve lo consiglio se avete voglia di piagnucolare un po’, se volete entrare nel mondo di Thomas.

Racconti del terrore e del mistero e autori che scrivono anche altro

Un po’ di giorni fa siamo andati al Libraccio, cercavo dei titoli che ovviamente non ho trovato. In compenso snasando tra gli scaffali ho trovato questi libriccino qui.
I racconti del terrore e del misteroI racconti del terrore e del mistero by Arthur Conan Doyle

My rating: 4 of 5 stars

View all my reviews

La storia del conflitto tra Arthur Conan Doyle e il suo personaggio più famoso è storia nota. I suoi racconti su Sherlock Holmes hanno oscurato qualsiasi cosa altra cosa abbia provato a scrivere, per quanto notevole. Questo lo si deduce dalla sua autobiografia e anche dal fatto che, armato di penna e inchiostro, cercò di ucciderlo, con gran disperazione dei fan e dell’editore. [E infatti quello Sherlock Holmes scritto in rosso sulla copertina c’entra niente con questi racconti. Doyle si starà rigirando nella tomba.]

Ma torniamo a questi racconti che spiegano bene quanto fosse eclettico il nostro Doyle. Ci trovate un po’ di tutto: tunnel, mostri, omicidi misteriosi, oggetti che fanno rivivere ai proprietari esperienze di altre persone, personaggi bislacchi, pericolosi, dalle strane manie.  La cosa interessante è che l’autore cerca di creare sempre una certa atmosfera per poi ribaltarla.

Vi faccio un esempio?

Una stanza, arredata in parte molto lussuosamente e per l’altra metà con uno stile molto austero. Ogni parte rispecchia uno dei suoi abitanti: Archie Mason, austero e serio, e Lucille Mason, audace, intensa, passionale. Lucille ad un certo punto si innamora di un altro uomo. Il marito entra nella stanza, un giorno e le dice che sa cosa sta facendo. La donna stava cercando di avvelenarlo con l’arsenico, ma l’uomo decide di essere generoso e di permettere alla donna di stare con l’uomo che ama. Ad un patto: Lucille deve scegliere chi tra lui e l’amante dovrà bere l’arsenico, mettendo la donna davanti a una decisione terribile.

In un angolo della stanza c’è una quarta persona, lontano dai tre, rannicchiata contro il muro, in un angolo, ignorata. Il suo volto celato da una cassetta scura avvolta in un panno nero. Indovinate un po’ chi era e che cosa stava facendo quel tizio?

E tutto costruito ad arte, per il piacere di stupire il lettore e tenerlo attaccato alla pagina. Se la volete sapere tutta, trovo che questi racconti siano mediamente migliori di quelli che ha dedicato a Sherlock Holmes, forse perché questi ultimi sono di più e sono stati scritti sotto la pressione del pubblico.