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Di gente che sbaglia e di gente che non sbaglia mai

Ci sono persone che sembrano nate ‘già imparate’.  Sono le tipiche persone che sembrano fare le cose immediatamente nel modo giusto, che ti schifano con un ‘Ma è facile’ seguito da ‘Ma non ci arrivi?’. Il settore può essere uno qualsiasi, dalla cucina alla fisica quantistica, dal modo migliore per togliere la ruggine dalle ringhiere allo scrivere sonetti.

 

Quello che non vi raccontano questi ‘nati già imparati’ è che di boiate ne hanno fatte pure loro, se capita ne hanno fatte pure tante, forse più di quelle che combinerete voi. Solo che si guardano bene dal dirvelo.

E questo perché generalmente sono persone estremamente insicure che hanno conquistato qualche sicurezza e devono farla pesare sugli altri. Raramente sono dei buoni maestri, sempre che siano interessati a insegnarti qualcosa. Raramente  imparano cose nuove, perché imparare cose nuove significa cambiare schema mentale e mettersi nell’ottica che la sicurezza appena conquistata è da considerare costantemente in pericolo.

 

Fanno moltissima scena, questo sì, e si conquistano l’attenzione degli ingenui e degli sciocchi.

 

Poi c’è un’altra razza: quelli che ti mettono a parte dei proprio successi ma anche dei proprio errori (magari loro li chiamano anche fallimenti, ma per me non lo sono). Non ti insegnano dall’alto della loro infallibilità, anzi, forse lo scopo non è nemmeno insegnarti qualcosa, ma condividere il proprio viaggio con te. Ti raccontano i loro errori perché tu possa farne altri, imparare altre cose e sbagliare a tua volta.

 

Siamo abituati a considerare come perdenti chi mostra le sue debolezze e invece io penso che ci voglia molta sicurezza nei proprio mezzi e molta voglia di mettersi in gioco.

 

Tutta questa tiritera per segnalarvi questo blog: L’Apprendista Cuocone.

Oltre al fatto che scrive in maniera piacevole, le sue vicende sono molto divertenti. E come tutti gli eroi ha i suoi ostacoli da superare, a volte sbaglia, a volte ha successo. Ed è proprio questo il trucco che ci spinge a tifare per lui.

Non si impara niente da un eroe che non si trova mai in difficoltà.   

Apprendista Cuocone

Di autori spammoni: ossia come NON farsi leggere

Una decina di giorni da mi è arrivata una mail da un aspirante autore che mi invita (a me, proprio a me) a leggere i racconti sul suo blog, inserendo nella mail una citazione (con errore annesso. Vediamo se lo trovate).

 

La mail più o meno è questa:

 

Ciao, tutto bene? Scrivo quest’email per proporti una citazione tratta dal mio libro “[Titolo del libro]”
“E non gli aveva forse dato lo stesso un sussulto, un’alterazione impercettibile nel suo battito, una dimostrazione che forse le fiamme che bruciano così ardentemente da arrivare al cielo, sono le stesse che è impossibile spegnere mai del tutto?”
Se ti è piaciuta, sul mio blog puoi leggere uno dei miei racconti!
Spero di non averti disturbato con quest’email, ti auguro buona giornata.
[Nome Cognome]
[url del blog]

 

Ora, voi direte, ma quanto sei cattiva a prenderlo in giro. Lui ha pensato a te, proprio a te, non lo vedi quel ‘ciao, tutto bene?’ così confidenziale? E no cari i miei marshmallow fragolosi (bleargh), perché il signorino ha mandato la mail a più di quaranta persone con gli indirizzi IN CHIARO.

 

Ora voi mi direte, ma quanto sei cattiva, magari ha sbagliato e voleva metterti in CCN ma si è sbagliato. E no, croccantini al burro (argh!), perché su facebook scopro che l’autore in questione ha preso una serie sterminata di indirizzi di genti che lavorano di editoria, li ha divisi per cognome, e poi ha mandato la famigerata mail dividendoci a gruppi. Con gli indirizzi TUTTI RIGOROSAMENTE IN CHIARO.

 

Ora, nel mio gruppo ci sono state reazioni infastidite ma pacate, mi è giunta voce di altri gruppi in cui sono scattati gli insulti peggiori e persino minacce di denuncia (?). Non condivido la scelta di rispondere in maniera così piccata. Io ho risposto che lo ringraziavo per il gentile e personale pensiero, mi sono fatta quattro risate ed è finita lì.
Capita però che io sia iscritta a LinkedIn e ultimamente ci stia passando un po’ di tempo sopra per allargare la mia rete e contatti, quando mi arriva un messaggio e TADAN, è il nostro Scrittore Impenitente e Spammone, che non pago degli insulti ricevuti persevera nella sua diabolica opera. E lo fa sia con me che con altri miei contatti.

 

Ora, cocco de zia, davvero credi che venirmi a molestare e a tirare per la giacchetta sia un buon modo per farti leggere? Ma soprattutto quando hai visto le reazioni scazzate non te le sei fatte due domande?

 

Una cosa è sicura, per una questione di principio io i tuoi racconti non li leggerò mai, perché internet è piena di scrittori bravi che meritano visibilità. ma non mi pare giusto che vinca il più molesto.

 

E tu questo sei: molesto.

Cosa voglio da Facebook: sincerità, storie e altre cose

In questi giorni è girata questa notizia che a quanto pare è una bufala ma facciamo finta di no. Un tizio francese ha deciso di essere sincero su Facebook e come risultato gli amici l’hanno cancellato.

Detto così sembra che Antoine sia una povera vittima e una cavaliere senza macchia. Ma se leggete i suoi commenti capite che non è stato sincero. E’ stato stronzo, punto.

C’è modo e modo di dire le cose, ma soprattutto si può dirle in privato non facendo sentire gli altri delle merde. Perché essere sinceri non dovrebbe essere un atto rivolto a se stessi della serie ‘guarda quanto so’ fffigo a fare la voce fuori dal coro’. Dovrebbe avere a che fare con la comunicazione. E se tu aggredisci una persona, in pubblico tra l’altro, come puoi pensare che sia disposta ad ascoltarti?

Altra cosa, in uno dei ‘commenti sinceri’ Antoine dice a una madre che non gliene frega nulla di cosa mangia o non mangia il figlio. Ora, non mi pare che nessuno ti punti una pistola alla testa per obbligarti a seguire una persona. Facebook ti permette di filtrare le informazioni in un milione di modi diversi. E soprattutto non interessa a te, ma magari a me sì. O semplicemente questa mamma aveva voglia di raccontare anche la sua quotidianità. Così come molti di noi usano Facebook per sfogarsi, per prendere in giro, per condividere i propri successi e frustrazioni. Ma scusate, se non vi interessano le storie degli altri, su Facebook cosa ci fate? Sono sempre e solo gli altri a doversi interessare di quello che fate?

Io in questa presunta sincerità non ci vedo proprio niente di eroico, intelligente o sano. Ci vedo solo la presunzione di avere la verità in tasca e il diritto di ferire gli altri, in pubblico per altro. Mi chiedo soprattutto se Antoine sia una persona felice, perché se ha tutta sta rabbia da sfogare, il dubbio che non lo sia, viene.

Libertà di scrivere, ma non di leggere (e criticare)

Gli scontri con gli scrittori o aspiranti tali sono sempre utili. Ad esempio ti possono capitare conversazioni come queste, esempio di coerenza e intelligenza.

“Questo racconto/commento/post è scritto male/non mi piace/non funziona/ecc.”

“Io ho diritto di scrivere quello che voglio e come voglio. C’è il diritto di parola/di opinione/di espressione in questo paese.”

“Ottimo, quindi sono libero anche di esprimere la mia opinione: questo racconto/commento/post è scritto male/non mi piace/non funziona/ecc.”

“Non puoi dire agli altri cosa devono o non devono fare. Se non ti piace, non leggere.”

Il candidato trovi l’errore.

Dopo gli EAP, i BAP: blogger a pagamento

Pensavo che fosse un fenomeno relativamente poco diffuso e che fossimo particolarmente sfigati ad averli beccati noi, ma a quanto pare sulla piazza editoriale c’è un nuovo fenomeno: i BAP, blogger a pagamento.

Questi sedicenti blogger offrono servizi spessi non richiesti ad autori e case editrici. Chiedono soldi per recensire, per fare interviste, per ospitare il libro nei loro spazi.

Recensioni a pagamentoRecensioni a pagamento
Le obiezioni che si possono fare a questo tipo di offerta sono diverse e parallele a quelle che si possono fare agli editori a pagamento.

Da autore/editore:

A) Perché dovrei pagare per fornirti la materia prima, senza la quale il tuo blog non esisterebbe?

B) Se recensisci tutti quelli che ti pagano allora non c’è né obbiettività né selezione, quindi cosa me ne frega di finire in uno spazio pieno di ciarpame?

C) Perché devo pagare per una cosa che altri blog sanno fare meglio ma soprattutto gratis?

D) I lettori non sono scemi e si accorgono in fretta del fatto che recensisci bene un libro solo perché qualcuno ti paga. Quindi se deve cercare recensioni obiettive va altrove. Che razza di visibilità mi offri?

E) Da autore o editore che figura ci faccio nel momento in cui salta fuori che ho pagato per le recensioni? E cosa dovrebbe spingere gli altri blogger a non chieder soldi per recensirmi? Se ne ho pagato uno, allora devo pagarli tutti.

Da lettore i dubbi si legano al punto D :

Perché dovrei affidarmi a un blogger che recensisce perché pagato?

Qualcuno ha detto che in fondo non ci vedeva nessuno scandalo in un’offerta come quella che leggete nelle immagini perché alla fine ti danno un servizio. Sta a te rifiutare.

Partiamo dal presupposto che un servizio me lo vado a cercare. Ma sopratutto dietro questa vendita di opinioni, perché di questo si tratta, c’è una perversione del ruolo del blogger che svende la sua affidabilità per quattro soldi.

Fortunatamente non tutti i blogger sono così.

 

Come sarebbe stato senza la Rete?

Inizio luglio del 2008. Sono di nuovo single dopo tre anni. A pezzi ma sicura di aver fatto la cosa giusta. Penso che sarebbe bello mettermi a scrivere. Vagando per la rete trovo un piccolo forum di scrittori. Mi c’iscrivo e ci bazzico per un po’. Lì trovo Livia che lavora per una casa editrice: le chiedo per un tirocinio in ambito editoriale. Mi passa l’indirizzo email di un editore (Andrea): ‘scrivigli e mandagli il curriculum’.

Lo faccio. Tutto comincia da lì.

Se Livia e Andrea non si fossero incontrati su Anobii e se io e Livia non ci fossimo scritte sul forum, quanto tempo avrei passato ad aspettare?

 

E adesso tocca ai prof…

E adesso tocca i prof ricevere i voti.
Di cosa sto parlando?
Ma di Vota il Prof!
In un paese dove non conta quanto fai bene il tuo lavoro ma solo chi frequenti e quanto sono in alto, ecco la voce dei diretti interessati.
Studenti armatevi (d’obbiettività) e partite, anzi votate.
Cercate i vostri professori preferiti o quelli più odiati e date il vostro giudizio.
In molti altri paesi votare i professori non è una cosa fuori dal mondo, né una pratica recente, così anche noi ci siamo aggiornati.
Il sito è stato recensito da innumerevoli media tra cui La Stampa e Il Manifesto.
Vi linko un articolo di Repubblica, il più recente, così da potervi fare un’idea del come e del perché.
Su Vota Il Prof troverete una scheda per ogni professore con le votazioni e i commenti dei votanti.
Se non trovate chi cercate nulla v’impedisce d’iscrivervi e aggiungerlo alla lista. A questo proposito vi consiglio di fare bene attenzione ad inserire dati del suddetto in maniera corretta, così sarà più facile trovarlo per tutti gli altri utenti.
I criteri di valutazione si distinguono in: comportamento all’esame, disponibilità in orario di ricevimento, risponde alle mail,  presenza a lezione, aggiornamento tecnologico, cortesia.
Ovviamente alcuni professori si sono già lamentati e questo non stona affatto con l’opinione che ho di alcuni di loro.
Alcuni esimi docenti si sentono già a posto con la coscienza: sono già arrivati, hanno uno stipendio, hanno un titolo e tanta supponenza da sentirsi al di sopra di ogni critica.
Poi ci sono coloro che hanno risposto con entusiasmo, i quali a mio parere appartengono a quella categoria  di esseri umani che, in quanto tali, sanno di non essere perfetti, ma che fanno il possibile per migliorarsi.
Partecipate studenti, partecipate numerosi.